Come scaldare il pranzo in ufficio senza microonde

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Anche oggi parleremo dell’importanza di pranzare in ufficio e risponderò ad una delle obiezioni che mi viene fatta più spesso quando racconto della sfida di questo mese: “ma noi non abbiamo il microonde e a me non va di mangiare un piatto freddo d’inverno!”. Ci sono tanti modi per scaldare il pranzo in ufficio senza microonde, ne analizzeremo i pro e i contro.

Scaldavivande elettrico

Scaldavivande-elettrico

Lo scaldavivande elettrico è stato uno dei miei primi pensieri quando ho iniziato a covare l’idea di potarmi la schiscetta in università (così chiamiamo a Milano il contenitore per alimenti che si porta a lavoro).
Facevo la pendolare e ancora il pranzo da casa non era una moda, quindi anche le “soluzioni” per scaldare senza microonde erano poche. Ricordo che pagai questo aggeggio un rene e alla fine si rivelò scomodo per diverse ragioni:

  • Necessita di una presa elettrica: per chiunque abbia una presa vicino alla scrivania potrebbe essere un pro. Per gli universitari, invece, trovare una presa “comoda” può essere poco agevole.
  • Non scalda benissimo: nonostante io lo collegassi mezz’ora prima di mangiare, il massimo che faceva era intiepidire un po’ la pietanza e quando non potevo mescolarlo (per esempio durante una lezione) il cibo restava freddo per metà.
  • I materiali: era fatto completamente in plastica e a volte mi sembrava di sentirne il sapore. Ora ce ne sono alcuni con l’interno in alluminio o acciaio, ma comunque la maggior parte di quelli che ho visto in commercio mi sembrano fatti con materiali di scarsa qualità. Mi danno l’idea di rompersi facilmente, diventando rifiuti difficili da smaltire.
  • Non era ben isolato: qualunque accenno di sostanza liquida o oleosa fuoriusciva dai bordi non appena si inclinava per sbaglio nella borsa.
  • Era ingombrante: ogni giorno dovevo portare con me libri di un certo spessore e mettere anche il portapranzo nello zaino era impossibile. Durante l’inverno mi capitò di dover portare a mano: ombrello, borsa con il pranzo, zaino e borsa con il PC.

Finì che dimenticai il portapranzo in treno e non lo vidi mai più. Avendo un solo rene superstite, decisi di non ricomprarlo.

Il thermos per alimenti

Thermos-per-alimenti

Alcune persone potrebbero trovare comodo l’utilizzo di un lunch box termico da portare con sé, soprattutto se si amano brodi e zuppe o si hanno bimbi in fase di svezzamento. Ottimo se puoi preparare il tuo pranzo il mattino stesso, prima di uscire di casa, così eviterai del tutto di dover scaldare il pranzo in ufficio. Anche questo, però ha qualche contro:

  • Può capitare che non sia molto resistente agli urti e quindi si rompa in viaggio.
  • Le guarnizioni si rovinano in fretta e trovare i ricambi non è molto semplice e comprarne uno nuovo ogni volta non avrebbe nessun senso nel nostro percorso per ecorisparmiare.
  • Va bene per cibi molto liquidi o pappine, ma diventa difficoltoso da utilizzare con pasta o secondi piatti.

Il bollitore

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Se in ufficio non c’è un microonde, magari c’è un bollitore per il tè o la macchinetta del caffè distribuisce acqua calda. Potresti valutare l’idea di scaldare la tua schiscetta a bagnomaria. Basterà tenere in ufficio una ciotola più grande del del tuo barattolo portapranzo, aggiungere un po’ di acqua bollente e chiuderla con il coperchio per 10-15 minuti. Ti mostrerò come fare nel video che troverai qui sotto.

Il mio kit: barattolo e borsa termica

Questa è decisamente la mia opzione preferita per scaldare il pranzo in ufficio, anche se la borsa termica la uso in maniera un po’ diversa. Mi spiego meglio: le borse termiche tengono il cibo caldo o freddo meno tempo dei thermos, ma sono più versatili. Non avendo tempo per preparare il pasto caldo al mattino, ho imparato ad usarla in maniera alternativa.

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Il mio “kit” da università consisteva in

  • Borsa termica;
  • Barattolo di vetro ben isolato;
  • Scaldamani riutilizzabili o ghiacciolo.

Ho scelto tutto in maniera che fosse “rettangolare” e facilmente inseribile in uno scomparto dello zaino o della borsa.

La particolarità di questo kit sono proprio gli scaldamani. Se ne trovano di diverso tipo in commercio ma attenzione a non acquistare quelli usa e getta. Ne avevo trovati due che arrivavano a scaldare fino a 90 gradi. Mettendone due sotto il barattolo del pranzo mezz’ora prima di consumarlo e chiudendo bene la borsa termica, creavo un piccolo “effetto forno” e il cibo si intiepidiva al punto giusto. Durante la mezz’ora di “riscaldamento”, ogni tanto scuotevo il tutto per mescolare un po’ la pietanza.

Lo stesso effetto si può ottenere se in ufficio si ha un bollitore. Basterà comprare una piccola boulle dell’acqua calda da usare all’occorrenza sotto il barattolo.

In estate, invece, utilizzavo un piccolo ghiacciolo da viaggio per tenere al fresco frutta e verdura.

Anche gli scaldamani hanno, operò, dei contro:

  • Gli scaldamani vanno bolliti tutte le sere per essere “ricaricati”.
  • Per azionarli bisogna schiacciare un dischetto metallico contenuto al loro interno un paio di volte mi è successo che si attivassero da soli nella borsa, diventando inutilizzabili all’ora di pranzo.
  • Non so bene se e come si possano differenziare una volta “esauriti per sempre”.

Ho scoperto che in commerscio ci sono anche scaldamani elettrici o a benzina (quella degli accendini), ma nel primo caso credo non scaldino quanto quelli in gel (ma farò un video-esperimento) e nel secondo beh, il petrolio non è di certo la soluzione più sostenibile, ma potrebbe funzionare bene.

Un consiglio sempre utile

Un piccolo trucco che uso per evitare che il pasto si raffreddi troppo (rendendo difficile riscaldarlo successvamente) è quello di non metterlo in frigo. Preparando il pranzo la sera prima, la maggior parte degli alimenti cotti si conserva bene fino al pranzo successivo senza necessariamente dover ricorrere al frigo.

Quando l’ho detto a mia madre rischiava di rimanerci secca, ma poi ha notato che in effetti non stavo morendo né mangiando cibo avariato e si è ricreduta.

Esperimento

Nel video qui sotto testerò per te lo scaldamani elettrico e la tecnica del bagnomaria, per vedere se effettivamente funzionano.

La soluzione migliore resta il compromesso

Nell’attesa che qualche ingegnere crei il portapranzo perfetto, ti consiglio di valutare pro e contro di ogni soluzione e di scegliere quella che meglio si adatta al tuo stile di vita. Se hai altre idee o suggerimenti su come scaldare il pranzo fuori casa, scrivile pure nei commenti per condividerle con gli altri lettori.

Link utili:

Loredana è una Communication Manager. Ha la passione per la scrittura, i libri e le serie TV. Non potrebbe vivere senza Mila, la sua dolce cangnolina.

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