Obiettivo di Settembre: Mostrami la tua stoffa!

Categorie Agenda della Fortuna

Di ritorno da vacanze, gite fuori porta e settimane di caldo torrido, non ci resta che ricominciare. Come? Mantenendo le buone abitudini e inserendone di nuove. Fino ad oggi, con l’agenda della fortuna abbiamo:

  • Imparato a bere il caffè a casa;
  • Scoperto cosa sono e come funzionano i gruppi d’acquisto;
  • Imparato a portare il pranzo in ufficio almeno 3 volte a settimana;
  • Risparmiato sulla bolletta della luce;
  • Creato la sfida #Muovilcool;
  • Mangiato tanti snack senza plastica;
  • Venduto, scambiato e donato sulla Eco-Bacheca;
  • Evitato la plastica monouso;
  • Fatto tante attività divertenti, senza aprire il portafoglio.

A quante di queste attività hai partecipato? Oggi torniamo un pochino alle origini, pensando a quanti soldi e risorse del Pianeta buttiamo via quando utilizziamo fazzoletti, tovaglie, tovaglioli, salviettine e asciugatutto usa e getta. Parliamo di biancheria per la casa riutilizzabile.

Settembre per me è anche il mese dedicato a “ripartire”, quindi è il mese giusto per iniziare l’Agenda della Fortuna se ancora non lo hai fatto. 😉

La stoffa, un alleato nello stile di vita zero waste

Molti oggetti usa e getta che utilizziamo in casa, un tempo erano riutilizzabili semplicemente perché fatti con la stoffa. Secondo me stiamo andando sempre più verso l’eccesso. Per fare un esempio, basti pensare a come durante feste e occasioni in cui si riuniscono molte persone, tovaglie, tovaglioli e tovagliette di carta si sprechino. Per non parlare di locali e ristoranti, dove alla questione ecologica si accompagna anche una questione d’immagine: la tovaglia di stoffa dà un tocco di eleganza in più rispetto alle tovagliette americane usa e getta.

Non credo di dover spiegare che utilizzare tanti tovaglioli durante un pasto, buttandoli poi nel cestino, è decisamente più inquinante che usare dei semplici tovaglioli di stoffa. Allo stesso modo, un fazzoletto per il naso riutilizzabile è più rispettoso dell’ambiente, oltre che più delicato sulla pelle.

Quando ne parlo con amici e parenti le obiezioni sono molte, quindi (come sempre) cercherò di rispondere alle più frequenti.

Tovaglioli di stoffa

“Ma ci sono i fazzoletti biologici e biodegradabili e con la confezione biodegradabile!”

So già cosa stati pensando: vabbè, ma i tovaglioli si buttano nell’umido, quindi non inquinano. Sbagliato. Non in tutti i comuni i tovaglioli possono essere gettati nell’umido, senza contare che dipende sempre dal tipo di sporco che contengono. Sporco compostabile (es. Cibo)? Si può gettare nell’umido; sporco indifferenziato (trucco, colla, tempere, sporco misto ecc.)? Indifferenziato. Rircordo che indifferenziato = discarica o inceneritori = inquinamento.

C’è un altro fattore che non va sottovalutato: per produrre la carta vengono tagliati alberi. Durante tutto agosto abbiamo pianto insieme sui social la Foresta Amazzonica in fiamme, cerchiamo di fare davvero la nostra parte, disincentivando i disboscamenti commerciali. I soli like sui social, nella vita, non sono il cambiamento.

“Ma io uso quelli in carta riciclata!”

Bene! Sono un ottimo punto di partenza o suppletivo in caso di emergenza ma non devono essere la regola nella nostra quotidianità. Anche io ho dei tovaglioli di carta riciclata a casa, ma li uso solo in casi veramente eccezionali.

La carta riciclata ha anch’essa dei costi di produzione in termini ecologici e spesso viene trattata con sostanze corrosive (simili alla candeggina) per essere sbiancata o ammorbidita. Alla fine del processo produttivo, che impiega anche molti tipi di energia (acqua, elettricità ecc.) queste sostanze vanno comunque smaltite nei modi più disparati e ciò non fa bene all’ambiente e nemmeno a noi esseri umani.

“Ma la biancheria di stoffa va lavata, anche il sapone inquina!”

Davvero nella tua lavatrice, assieme a jeans e magliette di cotone, non c’è spazio per un paio di fazzoletti di stoffa in più? Inoltre, il processo di produzione quotidiano di fazzoletti, tovaglioli e panni di carta di ogni genere inquina molto di più di un ciclo di lavatrice a settimana, fosse anche solo fatto di strofinacci, tovaglioli e fazzoletti (e ti assicuro che sarà molto difficile che capiti di riempire una lavatrice solo per loro).

“Ma la biancheria va stirata!”

Non è obbligatorio. Una volta lavati e stesi, tutti i tessuti di casa possono essere immediatamente ripiegati e riposti negli appositi cassetti o armadietti. Shockante, vero? La maggior parte delle grinze si forma perché non stendiamo bene o accatastiamo il bucato in una cesta in attesa di stirare. Se si usa l’asciugatrice, poi, ripiegarli ancora caldi è un ottimo metodo per evitare di stirare ed avere comunque capi ordinati.

Già che ci siamo, sfatiamo anche il mito che propone la stiratura come “rimedio naturale” contro i “residui chimici” rilasciati dagli aerei in volo. Nei dintorni di Malpensa e Linate nessuno è mai morto per colpa di mutande non stirate. Ve lo posso giurare, avendo vissuto per anni praticamente dietro l’aeroporto. Spero che il mio lettore non creda alle scie chimiche, altrimenti mi toccherà scrivere un post noiosissimo.

Infine, un altro motivo per cui non ho mai ben capito l’ossessione per la stiratura. Anche a me piacciono di più i fazzoletti stirati, quando li vedo nel cassetto, ma due minuti dopo essere stati messi in tasca si stropicciano comunque, quindi non c’è niente di partico o utile nello stirarli.

“Ma gli oggetti di carta usa e getta sono più igienici!”

A parte le sale operatorie, forni crematori e altri luoghi davvero poco coglienti, di veramente igienico e privo di germi e batteri al mondo non c’è nulla.

No, neanche il bagno che tua madre cosparge di candeggina nella vana speranza di uccidere ogni forma di vita diversa dai membri della famiglia… Ed è giusto che sia così! Non starò a ripetermi sul perché i batteri siano parte integrante della nostra vita su questo pianeta, di chimica, biologia e presunta naturalità abbiamo già parlato in un precedente post.

Basti sapere che se nessuno in casa ha malattie infettive mortali e se non hai la strana abitudine di strofinare per un quarto d’ora il fazzoletto di stoffa sul pavimento della Stazione Centrale di Milano prima di soffiarti il naso, probabilmente sei già immune da contatto con agenti batterici killer, anche usando l’alternativa riutilizzabile.

Mostrami la tua stoffa!

Gli altri pro dei tessuti sono, oltre alla durevolezza, la delicatezza su pelle e oggetti, la bellezza (dai, i fazzoletti di carta sono proprio brutti) e la versatilità. Io uso gli strofinacci della cucina come furoshiki, se ricordi ne avevo fatto anche un tutorial a Natale. Una volta bucata, per esempio, una tovaglia può essere tagliata per diventare un set di tovaglioli da cucina. Con un vecchio lenzuolo di cotone ci si possono fare degli strofinacci che asciugano benissimo i vetri senza lasciare aloni (provare per credere!). Insomma, la biancheria di casa è una vera risorsa green che abbiamo a disposizione senza neanche saperlo.

Inoltre, la biancheria di stoffa sono un è un ottimo rimedio per smettere di buttare soldi nel cestino della spazzatura, chissà quanto ecorisparmierai questo mese smettendo di utilizzare carta per la pulizia usa e getta.
Ecco perché la sfida di questo mese sarà proprio cercare alternative di stoffa alle soluzioni usa e getta che utilizziamo per pulire noi stessi e la nostra casa. Se lo fai, tagga Ecorisparmiare sui social!

Spero che questo articolo ti sia stato utile. Continua a seguire Ecorisparmiare per non perderti tutti i consigli di questo mese.

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Loredana è una Communication Manager. Ha la passione per la scrittura, i libri e le serie TV. Non potrebbe vivere senza Mila, la sua dolce cangnolina.

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